Lavoratori del vetro veneziano in un dipinto di John Singer Sargent

John Singer Sargent, Venetian Glass Workers, 1880–1882. Fonte: Wikimedia Commons — Pubblico dominio

La lavorazione del vetro artistico richiede una combinazione di conoscenze chimiche, abilità manuali e sensibilità estetica che si acquisisce in anni di apprendistato. Nelle vetrerie di Murano e nelle altre tradizioni vetrarie italiane, le tecniche principali si sono tramandate attraverso famiglie di maestri che ne custodivano gelosamente i segreti. Questa pagina descrive i processi fondamentali ancora in uso oggi.

Soffiatura a bocca

La soffiatura a bocca è la tecnica di base da cui derivano la maggior parte degli oggetti in vetro lavorato a mano. Il maestro vetraio raccoglie con una canna di ferro — la canna da soffio, un tubo di ferro lungo circa 1,2 metri — una quantità di vetro fuso prelevata direttamente dal forno, detto crogiolo. La temperatura del vetro fuso si aggira tra i 1000 e i 1400 gradi centigradi.

Attraverso la canna, il maestro soffia aria introducendo una bolla all'interno della massa vitrea. La bolla viene poi modellata con l'ausilio di pinze, palette di legno e stampi in ferro, mentre il vetro è ancora in stato plastico. Il raffreddamento controllato — detto ricottura — è essenziale per evitare tensioni interne nel materiale che potrebbero causare crepe.

Attrezzatura di base del maestro soffiatore

  • Canna da soffio — tubo di ferro per raccogliere e soffiare il vetro
  • Pontello — canna di supporto per la base dell'oggetto
  • Pinze e forbici — per modellare e tagliare il vetro plastico
  • Palette di legno — per sagomature superficiali
  • Forno di ricottura — per il raffreddamento graduale

La tecnica millefiori

Il millefiori — letteralmente "mille fiori" — è una tecnica che risale all'antichità ed è stata recuperata e perfezionata dai maestri muranese in epoca rinascimentale. Consiste nel creare bastoncini di vetro colorato chiamati murrine, che in sezione trasversale mostrano un motivo floreale o geometrico.

Il processo prevede la realizzazione di un nucleo colorato attorno al quale si sovrappongono strati concentrici di vetro di colori diversi. Il bastoncino ottenuto viene poi allungato finché il diametro non scende a pochi millimetri, mantenendo intatta la proporzione del disegno interno. Sezioni trasversali di questi bastoncini vengono poi disposte su una superficie piana, scaldate per essere fuse tra loro e infine incorporate in un oggetto tramite soffiatura o pressatura.

Filigrana

La filigrana è una delle tecniche più complesse della tradizione muranense. Prevede l'incorporazione di fili di vetro bianco opaco — detto lattimo — o colorato all'interno di un oggetto trasparente. I fili, disposti con precisione geometrica, formano motivi a spirale, a treccia o a reticolo che rendono ogni pezzo unico e non replicabile industrialmente.

Esistono diverse varianti: il vetro a fili presenta fili paralleli; il vetro a retorti ha fili attorcigliati; il vetro a reticello è la forma più complessa, con due strati incrociati di fili che formano un motivo a rete.

Oggetti in vetro filigranato della collezione veneziana

Fonte immagine: Wikimedia Commons — CC BY-SA

Incisione e molatura

L'incisione su vetro è una tecnica decorativa che si applica dopo la formatura e il raffreddamento del pezzo. Il vetraio — o, più spesso, un artigiano specializzato detto incisore — utilizza mole abrasive rotanti, punte di diamante o acidi per intagliare disegni nella superficie del vetro.

La molatura a ruota, di origine boema, si diffuse anche in Italia a partire dal XVII secolo e permette di creare superfici sfaccettate che rifrangono la luce in modo caratteristico. L'incisione a punta di diamante, più delicata, consente tracciati lineari di grande precisione.

Il vetro sommerso

Sviluppata nel XX secolo dalla fornace Venini, la tecnica del sommerso prevede l'immersione di un nucleo di vetro colorato in uno strato di vetro trasparente incolore. Il risultato è un oggetto in cui il colore interno sembra galleggiare nello spazio, amplificato dall'effetto lente del vetro esterno. La tecnica è spesso associata al designer Carlo Scarpa, che collaborò con Venini negli anni Trenta e Quaranta.