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La storia dell'industria vetraria italiana del XIX e XX secolo è inseparabile da alcune aziende che hanno saputo coniugare tradizione artigianale e innovazione formale. Non si tratta di un elenco esaustivo: le vetrerie muranese attive nel tempo si contano a centinaia. Questo articolo si concentra su alcune fornaci la cui storia è documentata e il cui contributo alla cultura materiale del vetro è riconosciuto in ambito storico e museale.
Barovier & Toso
La famiglia Barovier è documentata a Murano già nel XIV secolo. Angelo Barovier, attivo nella seconda metà del Quattrocento, è tradizionalmente associato allo sviluppo del vetro cristallo incolore e delle prime tecniche di colorazione con l'utilizzo di ossidi metallici. La fornace che porta oggi il nome Barovier & Toso è il risultato di fusioni societarie avvenute nel XX secolo, con radici che risalgono a questa antica tradizione familiare.
Nel corso dell'Ottocento, con la ripresa del settore, la famiglia Barovier fu protagonista dei rilancio delle tecniche rinascimentali — in particolare del calcedonio, un vetro che imita le venature della pietra omonima. La produzione attuale comprende sia pezzi da collezione che complementi d'arredo.
Barovier & Toso — dati essenziali
- Sede: Fondamenta Vetrai 28, Murano (Venezia)
- Sito ufficiale: barovier.com
- Specializzazione: vetro soffiato artistico, lampadari, sculture
Venini
La fornace Venini fu fondata nel 1921 da Paolo Venini, avvocato milanese, insieme al commerciante veneziano Giacomo Cappellin. Fin dai primi anni, Venini si distinse per l'approccio al vetro come forma di design industriale, coinvolgendo artisti e architetti nel processo creativo — una pratica inusuale per l'epoca.
Negli anni Trenta, la collaborazione con Carlo Scarpa portò alla creazione di alcune tra le opere più significative del design vetraio del Novecento, tra cui le serie Sommerso, Corroso e Lattimo. Fulvio Bianconi, che lavorò con Venini dal 1946, ideò i celebri fazzoletti, vasi dal bordo ondulato che diventarono uno dei simboli del vetro veneziano moderno.
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Salviati & C.
Antonio Salviati, avvocato veneziano, fondò nel 1859 una società con l'obiettivo di rilanciare la produzione vetraria di Murano, che attraversava una fase di crisi dopo la fine della Repubblica di Venezia. Con il sostegno di alcuni investitori inglesi, Salviati creò una rete commerciale che portò il vetro muranesse nelle esposizioni universali del secondo Ottocento — tra cui quella di Londra del 1862 e di Parigi del 1867.
La società promosse in modo sistematico le tecniche tradizionali come il millefiori e il mosaico, producendo anche pannelli musivi destinati a restauri architettonici (tra cui la Cattedrale di Westminster a Londra). Questa duplice vocazione — decorativa e architetturale — caratterizzò la produzione Salviati per decenni.
Le vetrerie al di fuori di Murano
La tradizione vetraria italiana non si esaurisce a Murano. Il Piemonte e la Lombardia hanno sviluppato industrie del vetro piano e del vetro da imballaggio di rilevanza nazionale. A Altare, in Liguria, esisteva fin dal Medioevo una scuola vetraria autonoma rispetto a quella veneziana, con proprie tecniche di soffiatura tramandate attraverso la Corporazione dei Vetrai di Altare. A differenza di Murano, Altare non poneva restrizioni all'emigrazione dei mastri vetrai, contribuendo così alla diffusione delle tecniche italiane in Europa.
Il Museo del Vetro di Venezia
Istituito nel 1861 nell'antico Palazzo Giustinian a Murano, il Museo del Vetro conserva una raccolta che va dai reperti romani all'arte contemporanea. La collezione comprende oltre 4.000 opere e include esempi di tutte le principali tecniche vetrarie sviluppate in Italia nel corso dei secoli. Il museo fa parte della Fondazione Musei Civici di Venezia e rappresenta il principale punto di riferimento pubblico per la documentazione e lo studio della storia del vetro italiano.